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La sopravvivenza dei Panigacci è indissolubilmente legata alla pratica della produzione locale dei piccoli testi di terracotta con i quali i panigacci vengono cotti.
A Podenzana, in località Barco, avviene la produzione dei testi ad opera di artigiani locali, che seguono ancora procedimenti arcaici: l'argilla, prelevata dai piedi del monte che segna il confine tra il Comune di Podenzana e la Provincia Spezzina , depurata dai sassi e da altre impurità e resa più magra con sabbia ricavata dalla sbriciolatura di sassa del Monte di Podenzana, viene distesa su di un piano e poi bagnata via via, battuta e lavorata con bastoni per renderla più elastica. Se ne staccano poi dei pezzi facendone sfere del diametro di 7/8 centimetri che, allineate su di un piano spolverato di cenere per evitare appiccicature, si appiattiscono ottenendone dischi spessi circa due centimetri e del diametro di venti.
Poi, sulla cappella ben bagnata di un piccolo arnese di legno a forma di fungo si stende con una mano il disco di argilla costipando l'impasto e poi si elimina l'orlo debordante del testello, facendo ruotare nel contempo l'arnese con l'altra mano: si forma così il testello con il bordo giusto. Lisciato bene in superficie il testello, si capovolge l'arnese su di una tavola e, con rapida rotazione, se ne distacca il testello curando che non si rompa.
I vari testelli si fanno poi essiccare per sette/otto giorni. Indi si cuociono col sistema della catasta di legna in fossa (piccola fornace) alternando a strati di legna altri testelli, adagiati a uno accanto all'altro con la concavità verso il basso. La cottura dura circa due ore. Al termine i testelli, fatti raffredare, si estraggono pronti per l'uso. |